Scommesse sportive sulla Serie: quale strada conviene a chi gioca

Updated Ottobre 2026
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Un pallone da calcio sul dischetto del centrocampo di un prato, alla luce del mattino

Ogni bookmaker italiano ti dice quanto è generoso. Nessuno ti dice quanto trattiene. Il margine sta dentro la quota e non

compare in nessuna pagina promozionale, eppure è l’unico numero che separa un operatore dall’altro molto più di quanto lo

separi un bonus di benvenuto. Prendi un mercato 1X2 costruito su quote di esempio, 2,10 per la vittoria di casa, 3,40 per

il pareggio e 3,60 per il successo esterno: la somma degli inversi dà 1,1488, quindi il payout è vicino all’87 % e il

margine attorno al 13 % su ogni unità giocata. Su Serie A e Serie B il campo non è più largo di così, e chi punta una

quota singola alta su un campionato che conosce paga quel 13 % ogni volta. Conviene saperlo prima di firmare.

La Serie A ha 20 squadre dalla stagione 2004/05 (prima erano 18).

Dati aggiornati al Ottobre 30, 2026, verificati sull’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato da ADM e sui siti degli operatori.

Chi cerca dove giocare le partite del campionato italiano si trova davanti a un bivio che raramente viene spiegato: da una

parte i concessionari, che hanno un numero di concessione, un sito .it, l’iscrizione possibile al RUA e una serie di

obblighi; dall’altra i siti esteri che compaiono nei risultati di ricerca, che non hanno nessuno di questi vincoli e

nessuno di questi strumenti. Sono due percorsi diversi, con costi diversi, e la scelta non dipende dalla qualità del

calcio su cui si punta ma da cosa serve a chi punta. È questo il filo del discorso: non esiste l’operatore migliore in

assoluto, esistono percorsi che si adattano a un profilo e non a un altro.

Che cosa si può davvero mettere in gioco su Serie A e Serie B

Il «palinsesto» non è una parola di marketing: l’art. 2, lett. s) del D.Lgs. 41/2024 lo definisce come il programma di

eventi, sportivi e non, e di tipologie di giocata preparato dal concessionario e approvato da ADM, e una scommessa può

essere raccolta solo su eventi che stanno dentro quel programma approvato. Il punto pratico è che ADM aggiunge gli eventi

uno alla volta, non a blocchi tematici: nell’autunno del 2026, per esempio, ha autorizzato la Setka Cup con un

operatore come primo partner, secondo la stampa di settore. Da qui un effetto che pochi scommettitori immaginano: due

concessionari possono avere, sulla stessa giornata, due palinsesti leggermente diversi, perché la copertura cresce per

singole autorizzazioni e non per categoria.

Il prodotto centrale è la scommessa a quota fissa. La legge prevede anche il totalizzatore, cioè la scommessa a monte

premi, ma se i grandi marchi online lo offrano davvero è un’altra questione, e il campo resta aperto. Chi cerca il

totalizzatore puro — quello delle ricevitorie di una volta, dove il montepremi dipende da quanto hanno giocato tutti —

deve verificarlo da sé sul sito dell’operatore, perché non c’è un elenco pubblico dei marchi che lo tengono.

Una seconda distinzione utile riguarda gli eventi simulati. L’art. 2, lett. v) definisce le «scommesse su eventi

simulati» come gare generate al computer, ippiche e non, mostrate tramite animazione o tramite un evento reale

pre-registrato, e le ammette dentro una concessione per le scommesse sportive. Le sezioni «Virtuali» dei siti sono

esattamente questo, e non vanno confuse con il calcio vero: il risultato è già scritto, il margine è quello che il

concessionario decide, e il ritmo — partenze ogni pochi minuti — è fatto per moltiplicare le giocate, non per

migliorarle.

L’ippica, terzo pezzo del quadro, nella legge si sdoppia. Le scommesse sulle corse dei cavalli, a quota fissa o a

totalizzatore, stanno dentro l’art. 6, comma 1, lett. a) insieme alle scommesse sportive. I «giochi di ippica nazionale»

dell’art. 6, comma 1, lett. c) — vincente, accoppiata, tris, quarté, quinté e simili, definiti dall’art. 2, lett. h) —

sono invece un gioco a sé, che richiede una concessione propria. Chi scommette sull’ippica italiana deve quindi

controllare non solo se il marchio ha la concessione per le scommesse sportive, ma se quel marchio ha anche la

concessione per l’ippica nazionale. Sono due cose diverse e la confusione è frequente.

Che cosa si può scommettere su un evento: il campionato, le sue regole, i suoi numeri

Prima di qualsiasi discorso sulle quote conviene avere chiaro l’oggetto che si sta prezzando, perché il regolamento di

un campionato cambia il significato di un mercato. La Serie A ha 20 squadre dalla stagione 2004/05 — prima erano 18 —

ogni squadra gioca 38 giornate di andata e ritorno e la stagione va da fine agosto a fine maggio. Un calendario lungo

significa molte partite in cui la posta cambia: la squadra che a marzo è già salva gioca in modo diverso da quella che a

marzo è ancora in corsa per il quarto posto, e i mercati su risultati e gol assorbono quella differenza.

La struttura della competizione determina anche cosa succede quando l’obiettivo è già raggiunto o già perduto. Dalla

Serie A retrocedono in Serie B le ultime tre squadre; salgono le prime due della Serie B e la vincitrice dei playoff tra

le squadre dal 3º al 6º posto. Per chi scommette sui mercati di Serie B, la coda della stagione è dominata da squadre che

si giocano la promozione diretta, i playoff o la permanenza, e il peso specifico di ogni partita si sbilancia in modo

difficile da prezzare. I playoff, in particolare, sono una competizione dentro la competizione, con un formato che

comprime tutto in poche partite.

C’è poi una regola che a molti sfugge e che conta moltissimo per l’1X2, i mercati senza pareggio e i mercati sui titoli:

in caso di parità di punti in Serie A decide lo scontro diretto, mentre gli spareggi sono stati disputati fino alla

stagione 2005/06. Un lettore che viene da altri campionati si aspetta gli spareggi e non ci sono più. Chi punta su un

mercato legato alla classifica finale deve sapere che l’ordine si risolve con la partita secca, non con una gara

aggiuntiva.

fondamen

La storia della competizione offre un altro tipo di lettura, utile più a inquadrare le quote che a decidere una giocata.

Il primo campionato italiano si disputò nel 1898 e il primo titolo andò al Genoa CFC; la lega porta il nome di Serie A

dalla riforma del 1946, con cui nacque la Lega Calcio. La competizione è organizzata dalla Lega Nazionale Professionisti

Serie A, un’articolazione della FIGC, la federazione calcistica italiana. Il club con più titoli è la Juventus con 36

scudetti, seguito dall’Inter con 21 e dal Milan con 19. Questi numeri non prezzano un mercato, ma spiegano perché il

margine sui mercati di testa di serie sia più stretto: dove la domanda è alta e le opinioni sono convergenti, il

concessionario non deve difendersi con un margine largo, deve solo non farsi trovare fuori linea.

Un pallone da calcio appoggiato su una schedina bianca su un tavolo di legno, alla luce del giorno
Dalla Serie A retrocedono in Serie B le ultime tre squadre.

La stagione 2025/26 è un buon laboratorio perché è chiusa e verificabile: si è giocata dal 23 agosto 2025 al 24

maggio 2026, l’Inter ha vinto lo scudetto con 87 punti, sono retrocesse la Cremonese con 34 punti, l’Hellas Verona con

21 e il Pisa con 18, e il capocannoniere è stato Lautaro Martínez dell’Inter con 17 gol. Guarda il dato del

capocannoniere e ripensa alla quota che quel mercato aveva in agosto. Diciassette reti sono un numero basso per un

titolo di capocannoniere, e questo dice qualcosa sui mercati marcatori: sono i più difficili da prezzare dell’intero

palinsesto, perché dipendono da un solo giocatore, da infortuni, da rotazioni e da rigori che potrebbero non arrivare.

Come si costruisce la quota: dal margine al payout

Ecco l’unica parte di questa pagina che vale la pena rileggere due volte, perché è l’unica che riguarda ogni singola

giocata e non solo la prima. Le quote sono il prezzo del rischio, e il prezzo include il compenso del venditore. Il

calcolo è banale: si sommano gli inversi di tutte le quote dello stesso mercato e si divide 1 per quella somma. Il

risultato è il payout, cioè la quota di tutto il giocato che quel mercato restituisce complessivamente; il margine è

100 % meno questa quota.

Con le quote di esempio dell’apertura — 2,10, 3,40 e 3,60 — la somma degli inversi è 1,1488, il payout è di circa 87

punti percentuali e il margine di circa 13 punti percentuali. Il calcolo si legge così: su ogni 100 € giocati su quel

mercato 1X2, la parte che torna indietro ai giocatori nel complesso è attorno agli 87 €, e i restanti 13 € circa si

fermano lì. Non è una previsione su una partita, è una media sul mercato intero. La conclusione da portare a casa è una

banda con la sua condizione: su un 1X2 con tre esiti, il margine di un bookmaker italiano sta in genere fra il 5 % e il

13 % a seconda del marchio e della partita, e questa forbice si stringe quando la partita è seguita da molti e si allarga

quando è una sfida di provincia in mezzo alla settimana. Le quote sopra illustrano il caso largo; un 1X2 con margine

attorno al 5 % appartiene a un operatore che decide di difendere il prezzo, ed esiste.

La cosa che nessuno dice è che questo costo non è una tantum. Su cinquanta giocate a quota singola su un mercato con

payout all’87 %, si lascia sul tavolo qualcosa come un quarto del capitale giocato in termini attesi, prima ancora di

parlare di previsioni giuste o sbagliate. Non è un rimprovero morale: è aritmetica. Chi punta per divertimento la paga

volentieri, chi punta per costruire qualcosa con la propria analisi dovrebbe invece trattare la scelta del mercato —

quale mercato, con quanti esiti, su quale operatore — come la decisione più importante della giornata. Il margine è

l’unico avversario che si può scegliere.

La classifica: dieci concessionari su .it, giudicati su cosa

Prima di guardare i singoli marchi, una precisazione che vale più di qualsiasi podio: la concessione è per sito, non per

società. Un concessionario può gestire più siti, e la società intestataria raramente porta il nome del marchio. Chi

confronta gli operatori guardando il logo sbaglia il primo passaggio, perché il titolare della concessione è scritto nei

termini di servizio dell’operatore stesso.

Poi c’è la questione che riguarda questo specifico argomento. La concessione riguarda il gioco a distanza in generale, e

un concessionario può detenere in qualsiasi combinazione il diritto alle scommesse sportive, al poker e ai giochi di

abilità, ai giochi di tipo casinò, al betting exchange e al bingo. Non esiste, in quell’elenco, una colonna che dica a

cosa serve il numero. La conseguenza pratica è secca: un nome sulla lista delle concessioni, da solo, non dimostra che

quel marchio raccolga scommesse sportive. Lo dimostrano il sito e l’app del marchio. È un controllo che costa due

minuti e che cambia il senso di qualsiasi confronto, perché trasforma un elenco di autorizzazioni in un elenco di

prodotti.

Il terzo elemento da tenere presente quando si legge una classifica, questo o un altro, è che la concession è legata a un

sito .it e la verifica si fa risalendo al numero e alla società nei termini dell’operatore. Un operatore privo di

concessione non è collegato al RUA, quindi un giocatore autoescluso che finisce lì non è protetto da nulla: il tema

torna più avanti, nella sezione sul gioco responsabile.

Il calcolo del margine che abbiamo fatto sopra serve anche come criterio di lettura di questa classifica. Su ogni riga

della tabella che segue, il numero di concessione dice una cosa sola — che quel sito è autorizzato in Italia — mentre ciò

che conta per il portafoglio è cosa quell’operatore scrive nei propri termini sull’oggetto di questa pagina. Le due

informazioni non si sostituiscono.

Marchio Numero di concessione e concessionario Cosa dicono i termini dell’operatore
Eurobet Concessione ADM n. 16012, Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale Palinsesto dall’app Eurobet Sport: calcio, tennis e basket fino a Formula 1, MotoGP, baseball, volley, ciclismo, rugby, golf e scacchi, con eventi di spettacolo e di politica
SNAI Concessione ADM n. 16032, Snaitech Spa App SNAI Sport con singole, multiple e sistemi, mercati su risultato esatto, numero di goal, tiri in porta, cartellini e rigori, e funzione Cash Out
Lottomatica Concessione ADM n. 16010, Goldbet Better Organization Italy S.p.a. Copertura di Serie A, Serie B, Champions League, Premier League, F1 e MotoGP, con quote e risultati in tempo reale e streaming per giocare live
Planetwin365 Concessione ADM n. 16007, Pwo S.p.a. Principali campionati nazionali ed europei (Serie A, Serie B, Coppa Italia, Serie C, Premier League, Bundesliga, La Liga) e coppe europee, oltre a più di 20 tipologie di sport con risultati in diretta
bet365 Concessione ADM n. 16030, Hillside (New Media Malta) Plc Official Global Betting Partner della UEFA Champions League, con scommesse su Premier League, Champions League, ippica, boxe, freccette, basket, golf e tennis, pre evento e live
Sisal Concessione ADM n. 16020, Sisal Italia S.p.a. Oltre 1.000 eventi al giorno, più di 15.000 eventi live e diretta streaming gratuita di calcio, volley, tennis e basket
Betfair Concessione ADM n. 16028, Betfair Italia S.r.l. Mercati Esito Finale, Under/Over, Multigol e combo, con la sezione Supercombo a quote maggiorate
BetFlag Concessione ADM n. 16008, Betflag S.p.a. Welcome Bonus Sport pari al 100 % del primo deposito, accreditato su saldo, fino a 5.000 €
NetWin Concessione ADM n. 16035, Netwin Italia S.p.a. Calcio, tennis, basket, automobilismo, pallavolo, motociclismo, hockey, ciclismo, golf, baseball ed esports, con centinaia di eventi virtuali, mercati 1X2, combo bet e marcatori, più live score
Betsson Concessione ADM n. 16027, Azzurri Limited Scommesse pre-match e live su migliaia di eventi, con mercati 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo

La colonna che salta all’occhio è l’ultima, ed è quella dove le differenze sono più grandi di quanto sembri. C’è chi

mette in vetrina l’ampiezza della copertura, chi la profondità delle tipologie di giocata, chi il partner internazionale,

chi lo streaming. Nessuno di questi dati dice quanto l’operatore trattiene sul singolo mercato, e questo è il punto:

la tabella sopra non è una graduatoria di convenienza, è una mappa di cosa offre chi, da incrociare con il modo in cui

ciascuno di noi gioca.

I criteri con cui questa classifica mette in fila i dieci

Mettere dieci concessionari in fila richiede di dire con cosa si misura, altrimenti la fila è un ordine di arrivo senza

cronometro. I criteri che seguono valgono per questa pagina e sono dichiarati apertamente, così chi legge può

disapplicarli se non gli servono.

Il primo è la copertura del campionato italiano. Chi punta su Serie A e Serie B ha bisogno che quelle competizioni

esistano nel palinsesto, e la mappa della tabella mostra che per alcuni marchi il campionato italiano è il centro

dell’offerta, mentre per altri è una voce fra molte accanto a Premier League, Bundesliga e La Liga.

Il secondo è la struttura dei mercati. Un operatore che offre singole, multiple e sistemi, più risultato esatto, numero

di goal, tiri in porta, cartellini e rigori, dà all’analista più modi di esprimere la propria lettura di una partita; un

operatore che insiste su pochi mercati principali dà meno possibilità e, in compenso, un palinsesto più facile da

leggere. Nessuno dei due è meglio in assoluto, ma per chi costruisce giocate combinate la differenza è sostanziale.

Il terzo è la funzione di chiusura anticipata. Il cash out compare nell’offerta di alcuni dei dieci e per molti

scommettitori è diventato il vero motivo per scegliere un marchio: chiudere una schedina prima della fine cambia il modo

di gestire una giocata, e ne parliamo nella sezione dedicata al live e alle chiusure anticipate.

Il quarto è quanto la pagina promozionale dice di quanto il prodotto fa. Un bonus di benvenuto pari al 100 % del primo

deposito fino a un tetto di diverse migliaia di euro è un numero grosso, ma un numero grosso non è un rendimento: il

valore dipende da quanto costa liberarlo, e lo vediamo nella sezione sui bonus. Un criterio che valuti la promozione

senza guardare i requisiti premia chi urla più forte.

Il quinto, e per me il più decisivo, è la trasparenza sui propri numeri. Un operatore che scrive il numero di concessione

e la società nei termini, che pubblica i propri requisiti di puntata, che dice in chiaro quanto tempo serve per alzare o

abbassare un limite, sta facendo la cosa che serve al cliente. Chi tiene quelle informazioni in fondo a una pagina

secondaria sta facendo un’altra cosa. Il margine non lo dichiara nessuno — è il segreto meglio custodito del settore —

ma tutto il resto sì, e la disponibilità a dirlo è la differenza fra un operatore che ti rispetta e uno che ti tollera.

Un’ultima nota, che vale come criterio negativo. Un marchio che non compare in questa lista non è per questo privo di

concessione: questa è una selezione di dieci, non l’inventario del mercato italiano, che alla data di verifica conta 52

righe con codici da 16000 a 16051. La conclusione da trarre non è che gli altri sono irregolari, ma che per gli altri

questa pagina non ha elementi e quindi non li giudica.

I dieci concessionari, uno per uno

Ogni scheda che segue parte da un numero di concessione, che è un dato verificabile, e passa a ciò che il marchio mette

davanti ai propri clienti. Il giudizio finale è mio, dichiarato, e non ripete la promozione del marchio.

Eurobet: il palinsesto che va oltre lo sport, e la sua difesa resta la copertura

Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale opera con la concessione ADM numero 16012 sul proprio sito .it. La sua app Sport

propone un palinsesto che va da calcio, tennis e basket a Formula 1, MotoGP, baseball, volley, ciclismo, rugby, golf e

scacchi, e arriva fino a eventi di spettacolo come musica, cinema, tv e reality show, e a eventi di politica come le

elezioni.

Quest’ultima parte è quella che fa discutere. Chi guarda solo il calcio può trovare curioso che un bookmaker sportivo

prepari mercati su un reality show, e in effetti la logica commerciale è trasparente: più occasioni di giocata, più

giocate. Ma c’è anche un lettore a cui quella sezione serve davvero, ed è chi cerca varietà oltre la partita della

domenica. Il punto che conta per chi punta sul campionato è che la profondità calcistica non è sacrificata: il tennis,

il basket e gli altri sport stanno accanto al calcio, non al posto suo.

Sul piano del margine, un operatore con una copertura tanto larga tende a competere sulla quantità di mercati più che

sul prezzo del singolo mercato: è una strategia coerente, ma chi cerca il payout migliore su un 1X2 di Serie A deve

guardare altrove o verificare da sé.

La conclusione da portare via è questa: la sua vera forza è l’ampiezza del catalogo, e un catalogo largo vale per chi

gioca tante cose diverse; per chi gioca solo Serie A, quella larghezza non si trasforma in un vantaggio.

SNAI: filetto, sistema e cash out sotto lo stesso tetto

Snaitech Spa detiene la concessione ADM numero 16032 e opera sul proprio sito .it. La sua app Sport offre scommesse

singole, multiple e sistemi, con mercati sul risultato esatto, sul numero di goal, sui tiri in porta, sui cartellini e

sui rigori, e mette a disposizione la funzione Cash Out per chiudere le schedine prima della fine dell’evento.

Il dato che pesa è la presenza dei sistemi. Chi gioca un sistema non sta cercando una quota alta: sta cercando di

distribuire il rischio su più combinazioni della stessa giornata, e non tutti gli operatori tengono quel prodotto in

vetrina. Accanto ai sistemi, i mercati sui tiri in porta e sui cartellini sono quelli che premiano la lettura della

partita più del pronostico sul risultato, e sono esattamente il tipo di mercato in cui il margine conta meno perché la

quota è meno battuta dagli altri giocatori.

La funzione di chiusura anticipata completa il quadro, ed è significativa in un’offerta che punta su più giocate

simultanee: su un sistema, poter chiudere prima è un’opzione di gestione che su una singola vale molto meno.

La conclusione da portare via è la profondità della schedina: la combinazione di tipologie di giocata e mercati

particolari rende questo marchio adatto a chi costruisce giocate articolate, meno a chi vuole solo la vittoria secca.

Lottomatica: streaming e risultati in tempo reale come argomento centrale

Goldbet Better Organization Italy S.p.a., nota come GBO Italy, è la società dietro la concessione ADM numero 16010.

L’app per le scommesse sportive copre Serie A, Serie B, Champions League, Premier League, F1, MotoGP e altri eventi, con

quote e risultati in tempo reale e streaming per scommettere live seguendo la partita in diretta.

La combinazione di streaming e dati in tempo reale dice una cosa precisa su come questo operatore vuole essere usato:

dal vivo, con la partita davanti. Per chi fa live betting, la differenza fra guardare una partita in televisione con

qualche secondo di ritardo e vederla in streaming sull’app non è estetica, è la differenza fra sapere e indovinare. Il

punto è che quella funzione ha un valore reale e un costo reale: la facilità di puntare durante la partita è anche la

facilità di puntare troppo, e chi si riconosce in quel rischio dovrebbe impostare i limiti prima, non dopo.

Sul fronte della copertura, Serie A e Serie B ci sono insieme alle grandi competizioni europee, il che lo rende un

contenitore completo per chi segue il calcio italiano ed europeo senza voler cambiare operatore ogni settimana.

La conclusione da portare via è che l’immediatezza è il prodotto, e un prodotto così va maneggiato con i limiti già

impostati: a chi guarda le partite e vuole reagire, serve; a chi punta una volta a settimana, l’argomento non tocca.

Planetwin365: copertura enciclopedica e oltre venti sport

Pwo S.p.a. opera con la concessione ADM numero 16007. La sua app copre i principali campionati nazionali ed europei —

Serie A, Serie B, Coppa Italia, Serie C, Premier League, Bundesliga, La Liga — e competizioni come Champions League,

Europa League e Conference League, oltre a più di 20 tipologie di sport con risultati in diretta.

La voce che merita attenzione non è la Champions League, che c’è dovunque, ma la Serie C e la Coppa Italia. Chi

scommette sui campionati minori lo sa bene: trovare una copertura decente di Serie C significa trovare un operatore che

non consideri il calcio italiano una vetrina di due campionati. Accanto a questo, le oltre venti tipologie di sport

dicono che il marchio vuole essere il punto di riferimento per chi non si limita a una disciplina.

Il rovescio della medaglia di una copertura simile è che la profondità di mercato per singolo evento può variare molto:

una partita di Serie C può avere tre mercati, una di Serie A venti. Chi punta sui campionati minori trova qui l’accesso,

non necessariamente la profondità.

La conclusione da portare via è la geografia dell’offerta: per chi segue anche Serie C e le coppe nazionali questo

marchio risolve un problema pratico, e chi resta su Serie A non trova nulla in più rispetto agli altri.

bet365: il partner internazionale con un profilo italiano

Hillside (New Media Malta) Plc opera sul sito .it con la concessione ADM numero 16030. Il marchio si presenta come

Official Global Betting Partner della UEFA Champions League e offre scommesse su Premier League, Champions League,

ippica, boxe, freccette, basket, golf e tennis, sia pre evento sia live.

Il dettaglio da non perdere è l’ippica. Non è un mercato secondario, in Italia, e un operatore che lo tiene accanto al

calcio sta parlando a un pubblico preciso, quello che conosce le corse e non le considera un passatempo di ripiego. La

partnership con la massima competizione europea per club fa il resto sul piano della riconoscibilità, ma la

riconoscibilità non è un prezzo: è un investimento di marketing, e il modo in cui viene pagato è la quota sulla

partita, non una voce di bilancio separata.

Sul piano della disciplina, un brand con un profilo internazionale così marcato tende a mantenere standard di prodotto

uniformi e prevedibili: chi viene da esperienze su altri mercati ritrova un ambiente familiare. Chi cerca specificità

italiane — un’attenzione particolare al campionato di casa, alla Serie B — deve però verificare che cosa il palinsesto

italiano contiene davvero.

La conclusione da portare via è la prevedibilità: un marchio costruito per un pubblico globale, che sul mercato

italiano offre una copertura calcistica ampia ma non specializzata sul campionato di casa.

Sisal: il numero più grande del confronto, e la scheda che si allunga

Sisal Italia S.p.a. detiene la concessione ADM numero 16020. Nella propria app indica oltre 1.000 eventi al giorno per

le scommesse sportive e più di 15.000 eventi live, con diretta streaming gratuita di partite di calcio, volley, tennis e

basket. Fra le scommesse proposte figurano la Scommessa DUO, la Supercombo, la Supercoppia, i mercati Goal, No Goal e

Multigoal e le giocate su tiri in porta, rigori ed espulsioni; la funzione Cash Out permette di chiudere la giocata

prima che l’evento finisca.

Quindicimila eventi live sono una cifra che va letta per quello che è: un’affermazione sul volume dell’offerta, non

sulla sua qualità. Il punto di forza reale, in mezzo a quei numeri, è la combinazione fra streaming gratuito di più

discipline e mercati non banali come Multigoal e tiri in porta, che richiedono all’operatore una struttura di

prezzatura più fine di quella necessaria per un semplice 1X2. La denominazione delle giocate — DUO, Supercombo,

Supercoppia — appartiene a questo marchio e non va cercata altrove con lo stesso nome.

C’è poi il capitolo bonus, che ha una condizione che molti trascurano: per ricevere il bonus di benvenuto bisogna essere

titolari di un conto di gioco, registrarsi dal sito o dall’app ed effettuare una prima ricarica; il bonus accreditato si

può spendere su tutti gli eventi in palinsesto. La frase decisiva è l’ultima: spendibile su tutto il palinsesto, il che

non dice quanto costi liberarlo ma dice che non è vincolato a due mercati di nicchia. Ne parliamo meglio più avanti.

La conclusione da portare via è la densità: qui il numero di giocate disponibili è l’argomento commerciale, e la

domanda che resta aperta per chi legge è se abbia bisogno di quella densità o solo di tre mercati fatti bene.

Betfair: il marchio con un piede in un altro gioco

Betfair Italia S.r.l. detiene la concessione ADM numero 16028. La sua app Sport propone mercati come Esito Finale,

Under/Over, Multigol e mercati combo, e una sezione Supercombo con combo e mercati unici a quote maggiorate.

Questo marchio è il caso più interessante della lista, perché il betting exchange in Italia è un gioco separato per

legge. L’art. 6, comma 1, lett. e) del D.Lgs. 41/2024 lo ammette come gioco a sé, e l’art. 2, lett. u) lo descrive con

precisione: il giocatore può essere puntatore oppure banco, e il concessionario si limita a metterli in contatto in modo

anonimo. È un modello che cambia il significato di margine, perché in exchange il compenso dell’operatore non è dentro

la quota ma è una commissione sull’incasso, e la quota è quella che il mercato fra i giocatori produce. La

documentazione del marchio è riportata indicare regole aggiuntive per i conti sull’exchange italiano, come una puntata

back minima di 200 centesimi in passi da 50 centesimi; un articolo di stampa di settore del 2024 riferisce che le

vincite non costano nulla al giocatore, con il prelievo a carico del concessionario. Quali marchi gestiscano oggi un

exchange e con quali regole di commissione è un punto che il lettore deve verificare da sé, e va detto che questo è

descritto come il primo, con la concessione 16028.

Fuori dall’exchange, la sezione Supercombo con mercati unici a quote maggiorate è un’offerta che ha un senso preciso: se

le combo sono costruite su esiti correlati, il prezzo maggiorato è il compenso per aver accettato un rischio che

l’operatore ha calcolato bene. Non è generosità, è prezzatura.

La conclusione da portare via è la specificità: chi vuole capire il funzionamento del mercato senza margine incorporato

ha qui l’unica porta italiana, e per tutti gli altri questa resta un’offerta di combo ben fatta e nulla di più.

BetFlag: il deposito che diventa bonus, senza giri di parole

Betflag S.p.a. è titolare della concessione ADM numero 16008. Il suo Welcome Bonus Sport è pari al 100 % del primo deposito,

accreditato su saldo, fino a 5.000 €. Per aprire il conto il sito rimanda alle procedure di identificazione con SPID e

con CIE accanto alla registrazione classica, e ricorda che il gioco è vietato ai minori di 18 anni.

Le due informazioni stanno insieme meglio di quanto sembri. Un tetto di 5.000 € su un bonus pari al primo deposito è

una promessa che riguarda solo chi deposita somme importanti, e a quel livello di deposito il tema dell’identificazione

diventa centrale. La possibilità di aprire il conto con SPID o CIE non è una comodità da poco: è la strada che evita la

traversia della copia del documento e, soprattutto, evita il rischio che l’account resti non validato oltre i termini.

Chi apre un conto con il metodo classico deve ricordare che senza SPID il conto va validato entro 30 giorni, altrimenti

viene sospeso e i prelievi si bloccano, come indicano le pagine degli operatori.

Sul tipo di offerta, nessun equivoco: è un bonus in denaro accreditato sul saldo, non una scommessa gratuita con la

puntata che non torna indietro. Il che non significa gratis — i requisiti per trasformarlo in saldo prelevabile sono

un’altra cosa, e li trattiamo nella sezione dedicata.

La conclusione da portare via è la scalabilità del deposito: il bonus cresce con quello che versi e con un tetto alto,

perciò si rivolge a chi entra con una cifra seria e ha già chiaro quanto vuole mettere in gioco.

NetWin: il marchio degli eventi virtuali e delle partenze continue

Netwin Italia S.p.a. opera con la concessione ADM numero 16035. L’app del marchio propone scommesse su calcio, tennis,

basket, automobilismo, pallavolo, motociclismo, hockey, ciclismo, golf, baseball ed esports, con centinaia di eventi

virtuali che partono ogni 2 minuti, mercati come 1X2, combo bet e marcatori e live score.

Il dato delle partenze ogni 2 minuti è quello che definisce il marchio, e va letto con attenzione. Centinaia di eventi

virtuali che si aprono ogni due minuti significano una cosa sola, presi sul serio: la possibilità di fare centinaia di

giocate in un’ora. Le scommesse su eventi simulati sono ammesse dalla legge dentro la concessione per le scommesse

sportive, quindi non c’è nulla di irregolare; quello che cambia è la frequenza. Il ritmo è il prodotto, e il prodotto è

fatto per chi vuole giocare tanto. Chi invece punta una partita di Serie A a settimana qui trova un ambiente progettato

per qualcun altro.

Sul fronte del calcio reale, la lista di discipline è lunga e comprende gli esports, che restano un punto aperto: se il

palinsesto approvato li comprenda è una questione che il lettore può verificare solo sul sito.

La conclusione da portare via è la frequenza: per chi vuole molti eventi brevi e ravvicinati questo marchio è pensato

apposta, per chi cerca profondità su un singolo grande evento è la scelta sbagliata.

Betsson: pochi fronzoli, molti mercati

Azzurri Limited è la società dietro la concessione ADM numero 16027. L’app Sportsbook & Casinò offre scommesse pre-match

e live su migliaia di eventi, con mercati come 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo.

È la scheda più asciutta delle dieci, e non è un difetto. L’insieme dei mercati elencati — 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal,

marcatori, combo — è esattamente quello che serve a chi gioca il campionato con criterio: pochi mercati chiari, tutti

quelli che un lettore di partite usa davvero, e nessuna sezione costruita per stupire. Il marchio non si presenta con

un’etichetta di campionato né con un partner internazionale, e per questo il giudizio su di lui deve basarsi su altro,

cioè sulla regolarità dell’offerta e sulla chiarezza del palinsesto.

La nota da tenere a mente è che Azzurri Limited gestisce anche un altro marchio sul mercato italiano: è un caso che

illustra bene la regola della concessione per sito, non per società, e che dovrebbe spingere il lettore a guardare il

numero e non il logo. Chi apre un conto qui e uno sul marchio gemello non sta aprendo due conti presso due aziende

diverse.

La conclusione da portare via è la misura: un’offerta senza eccessi, adatta a chi vuole i mercati essenziali del

campionato italiano e non ha bisogno che il bookmaker gli venda anche il resto.

Concessione o sito estero: due strade, due costi

Questa è la scelta che precede tutte le altre, e in Italia non è una scelta neutra. Un concessionario autorizzato opera

dentro un sistema: l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, scritta «ADM (ex AAMS)» la prima volta che la si nomina, è il

regolatore, il quadro è il D.Lgs. 25 marzo 2024, n. 41, «Riordino del settore dei giochi pubblici, a distanza»,

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 78 del 3 aprile 2024. Le licenze non si comprano a sportello, si chiamano

concessioni e si assegnano con gara pubblica: l’art. 6, comma 3 prevede che i vincitori possano gestire uno o più dei

giochi elencati al comma 1 per un massimo di nove anni, senza rinnovo.

Vale la pena guardare i numeri della gara più recente, perché dicono quanto sia selettivo il club. Il bando del

settembre 2025 ha assegnato 52 concessioni a 46 società su 93 domande, a circa 7 milioni di euro per nove anni, e il

nuovo regime è partito il 13 novembre 2025. L’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza, letto il 25

ottobre 2026, ha 52 righe, con codici da 16000 a 16051, ciascuna legata a un sito .it; una stessa società può tenerne

più di una, come Eurobet Italia S.r.l., che gestisce i portali Eurobet, Bwin e Gioco Digitale. Chi cerca un marchio molto

pubblicizzato che in questa lista non c’è — e ce ne sono di noti — sta guardando un operatore che in Italia non è

autorizzato.

Perché la concessione conta, in pratica. Il RUA, il Registro Unico degli Autoesclusi istituito nel 2018, blocca l’accesso

a tutte le piattaforme online autorizzate in Italia e alle sale fisiche. Un sito senza concessione non è collegato al

RUA: un giocatore che si è autoescluso e finisce su un sito estero non è protetto da nulla, e lo strumento che credeva

di essersi dato non esiste più. Allo stesso modo, gli obblighi di informazione e di contatto — l’art. 15, comma 1,

lett. f) prevede un canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana, otto ore al giorno — valgono per i

concessionari e non per chi non lo è.

Il lato sanzionatorio è quello che il marketing dei siti esteri non racconta mai. L’art. 22 del D.Lgs. 41/2024 prevede

che ADM, con la Guardia di Finanza e Sogei, tenga l’elenco dei siti legali legati ai concessionari e l’elenco dei siti

di cui è inibito l’accesso, entrambi pubblici: i fornitori di servizi internet e i prestatori di servizi di pagamento

che disattendono un ordine di ADM sono sanzionati da 30.000 € a 180.000 € per violazione, e ADM reindirizza i domini

inibiti verso una pagina di avviso. Il blocco agisce a livello di DNS e qualche fornitore resta indietro. Un ordine del

2025 ha portato il totale a 11.481 domini, secondo la stampa di settore che ha riportato il provvedimento del 24

settembre 2025, gli aggiornamenti del 2026 aggiungono decine o centinaia di domini a volta, e i mirror ricompaiono nel

giro di ore: la parola giusta per il risultato è «oscurati», con tutto quello che implica di temporaneo.

Sul fronte del giocatore, la regola come la enuncia ADM il 28 febbraio 2024 è quella dell’art. 4 della Legge 13

dicembre 1989, n. 401: «la Legge 401 … prevede l’arresto fino a tre mesi e un’ammenda ai soggetti che pubblicizzano in

Italia giochi, scommesse e lotterie accettate all’Estero. Anche il partecipante alle scommesse organizzate da operatori

non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi». È la regola lato giocatore così come la scrive

l’autorità. L’importo dell’ammenda e l’esistenza di un procedimento contro un singolo giocatore sono cose che questa

pagina non può dire. Per gli operatori, l’art. 4, comma 4-bis copre la raccolta di scommesse in Italia anche se

accettate all’estero.

Il confronto onesto, quindi, è questo: una concessione ADM porta con sé il RUA, la vigilanza dell’autorità, strumenti di

limite obbligatori e un foro legale italiano. Un marchio estero senza concessione non porta nulla di tutto ciò, è

esposto al blocco DNS e, come scrive ADM stessa, espone il giocatore a una sanzione di natura penale. I siti offshore

che accettano giocatori italiani esistono e compaiono nei risultati di ricerca con licenze straniere, che in Italia non

hanno alcun valore. La zona offshore è una zona senza protezione, e questo è il dato.

Che cosa ADM può fare e che cosa lasciano fare i concessionari

La vigilanza non è un timbro: è un insieme di regole su cosa può stare in un palinsesto e su quanto si può pubblicizzare.

E qui la parte interessante, per chi scommette, è che la disciplina più severa non riguarda le quote ma la

comunicazione.

Il Decreto Dignità, art. 9 del D.L. 12 luglio 2018, n. 87, convertito con la L. 96/2018, è in vigore, e ADM lo cita il

28 febbraio 2024: «è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite

di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le

trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e

internet». L’autorità che lo fa rispettare è AGCOM, con una sanzione del 20 % del valore della pubblicità e un minimo di

50.000 € per violazione. Nel 2025 AGCOM non ha registrato sanzioni per violazioni del divieto, secondo la stampa di

settore; il TAR Lazio, con l’ordinanza n. 15037 del 29 luglio 2025, ha rimesso alla Corte costituzionale la questione

del minimo fisso di 50.000 €, e pendono due rinvii pregiudiziali davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea,

la C-421/24 sulla responsabilità delle piattaforme e la C-194/25 sulla necessità di notifica del divieto. Una proposta

di modifica, un emendamento di Forza Italia alla legge di bilancio per il 2026 volto a eliminare il divieto per la

pubblicità indiretta come le sponsorizzazioni, non è legge: al momento della verifica il divieto è in vigore.

Due cose che il divieto non tocca, e che vale la pena tenere distinte. La prima è che il divieto riguarda la

pubblicità, non l’esistenza dei bonus: un «bonus di benvenuto» può esistere, e nessun tetto statutario né al suo importo

né ai requisiti di puntata è noto, il che significa che importi, rigioco e quota minima vengono dai termini di ciascun

operatore e da nessun’altra parte. La seconda è che il decreto stesso promuove la pubblicità del gioco pubblico che

serve al gioco sicuro e responsabile (art. 3, lett. l) e consente a un concessionario di diffondere messaggi sociali o

di gioco responsabile con il proprio logo (art. 3, lett. m; art. 15, comma 3).

Sul piano fiscale, la tassazione che conta per il giocatore è a monte. L’operatore paga l’imposta unica sulle scommesse

sportive a quota fissa, disciplinata dall’art. 4 del D.Lgs. 23 dicembre 1998, n. 504, come modificato dalla legge di

bilancio per il 2025: 20,5 % se la raccolta avviene sulla rete fisica e 24,5 % se avviene a distanza, calcolata sulla

differenza fra le giocate e le vincite, secondo la stampa di settore. Le scommesse ippiche a quota fissa pagano le

stesse aliquote, mentre prima erano al 43 % e al 47 %; le scommesse su eventi simulati pagano il 24,5 % dell’importo

raccolto al netto delle vincite restituite. Una proposta contenuta nel «Decreto Sport» per portare le aliquote al 21 %

e al 25 % non è entrata in vigore. Se i crediti da bonus entrino nella base imponibile è questione aperta.

Per il giocatore che vince presso un concessionario ADM la regola riportata dalla stampa, nel 2024 e nel 2026, è che le

vincite non sono tassate in capo a chi le incassa e non vanno dichiarate, perché il prelievo è a carico del

concessionario: si dice «tassate alla fonte», il giocatore riceve la somma netta e non dichiara nulla. È una

affermazione riportata dalla stampa e non confermata su una pagina dell’amministrazione finanziaria, quindi va presa

con la dovuta cautela e, per la propria posizione, conviene consultare un commercialista. Il discorso cambia del tutto

con i siti non autorizzati: l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010, tratta le

vincite online come «redditi diversi» ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. d), del TUIR, anche per i siti registrati o

ospitati all’estero, tassabili secondo l’art. 69 del TUIR per l’intero importo ricevuto senza deduzioni. La lettura

pratica è: nessuna ritenuta e una dichiarazione nel Modello Redditi PF o nel 730. L’aliquota IRPEF applicata è cosa che

questa pagina non può indicare, e la posizione va riassunta così: andrebbero dichiarate come redditi diversi secondo

l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate; non è consulenza fiscale.

normati

Un foglio di concessione in carta con un timbro rosso, appoggiato su una scrivania di legno accanto a una penna
In caso di parità di punti in Serie A decide lo scontro diretto.

Giocare con un tetto: cosa impone la legge e cosa scegli tu

Qui la legge e il buon senso vanno nella stessa direzione, e vale la pena distinguere con precisione le due cose: quello

che il concessionario deve offrirti e quello che devi decidere tu. La differenza non è formale. Un obbligo che

l’operatore adempie senza che tu lo tocchi non ti protegge; uno strumento che imposti tu, sì.

Il quadro legale è l’art. 15, comma 1 del D.Lgs. 41/2024, che prevede una serie di strumenti: limiti di tempo, di spesa

e di perdita scelti dal giocatore; limiti sugli importi depositati in un periodo definito, fissati dal concessionario

in base all’età e al comportamento di gioco secondo protocolli approvati da ADM; messaggi automatici sulla durata della

sessione e sulla spesa; strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto; e un canale di contatto aperto

almeno cinque giorni a settimana per otto ore al giorno. Il limite massimo di deposito che ADM fissa nel bando di gara

è un dato che non emerge, e questo significa che il numero che conta è quello che scegli tu al momento della

registrazione.

Il meccanismo del limite di deposito funziona così, e la parte da ricordare è l’asimmetria. Al momento della

registrazione il giocatore sceglie un limite settimanale o mensile; una riduzione del limite ha effetto immediato,

mentre per aumentarlo serve attendere sette giorni. È una regola ben congegnata, perché rende facile frenare e

difficile accelerare, e va letta come tale: chi vuole aumentare il limite dopo una serata sfortunata deve aspettare una

settimana, e nella maggior parte dei casi quella settimana fa passare l’impulso. Il consiglio pratico è di scegliere il

limite pensando al mese peggiore, non al mese tipico.

Gli strumenti non sono uguali da operatore a operatore, ed è qui che la scelta diventa concreta. Da una parte c’è chi

chiede già in registrazione di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base

giornaliera, settimanale e mensile, con la stessa asimmetria: un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato

dopo 7 giorni. Dall’altra c’è chi mette a disposizione periodi di pausa, limiti di versamento, avvisi sull’attività di

gioco e auto esclusione, e per i residenti in Italia indica il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22,

il numero che conviene salvare prima di averne bisogno. Chi cerca un operatore che chieda di decidere subito quanto si

vuole spendere trova nel primo profilo una scelta più guidata; chi preferisce impostare gli strumenti da sé, quando

vuole, trova nel secondo un approccio più discreto.

L’autoesclusione è il gradino successivo e va capita bene, perché non è un limite: è un blocco. Il RUA copre tutte le

piattaforme autorizzate e le sale fisiche, come detto nella sezione sulla concessione e i siti esteri, e questo è

esattamente il motivo per cui la scelta dell’operatore conta. Sulle durate c’è una novità che riguarda da vicino chi

gioca oggi: le condizioni di uno dei dieci prevedono l’autoesclusione per 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo

indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia, e dal 1° febbraio 2026 la

durata va da 7 a 270 giorni, oppure indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi. Chi ha in mente il vecchio schema

dei tre mesi secchi deve aggiornarsi: la finestra è più flessibile, e la revoca dopo nove mesi per la forma

indeterminata è una via d’uscita che prima non esisteva.

C’è poi la questione dell’identificazione, che sembra burocrazia e invece è un presidio. Un conto di gioco richiede

l’identificazione completa; gli operatori offrono la registrazione con modulo e copia di un documento oppure con SPID,

e in alcuni casi anche con CIE tramite un fornitore SPID. La regola che molti scoprono tardi è che, senza SPID, il

conto deve essere validato entro 30 giorni, altrimenti viene sospeso e i prelievi si bloccano, come indicano le pagine

degli operatori. Un conto sospeso con i soldi dentro è un problema che si evita in dieci minuti, e l’identificazione

elettronica è la strada più rapida per farlo.

Un’ultima nota, che riguarda più il sistema che il singolo: l’art. 15, comma 2 impone a ciascun concessionario di

spendere lo 0,2 % dei propri ricavi netti, fino a un massimo di 1.000.000 € l’anno, in campagne informative o di

comunicazione responsabile su temi fissati da una commissione governativa. È una cifra contenuta rispetto al giro

d’affari del settore, e chiunque abbia visto quanto è pervasiva la comunicazione delle quote noterà la sproporzione.

Non è un giudizio sul singolo operatore: è il rapporto fra due numeri che esistono entrambi.

Bonus di benvenuto: quanto vale davvero un numero grande

Un bonus di benvenuto è la parte dell’offerta che tutti guardano e che nessuno legge fino in fondo. La prima cosa da

capire è che tipo di cosa è, perché «bonus» in Italia copre almeno due prodotti diversi. C’è il bonus in denaro

accreditato sul saldo, come il Welcome Bonus Sport di uno dei dieci, pari al 100 % del primo deposito, accreditato su

saldo, fino a 5.000 €. E ci sono le scommesse gratuite, dove la puntata di norma non torna indietro insieme alla

vincita, e un rimborso erogato come scommessa gratuita non è un rimborso in denaro. Chiamare le due cose con lo stesso

nome è l’errore più comune e il più costoso.

Il pacchetto di un bonus in denaro ha almeno tre componenti che vanno lette insieme. La prima è la base: il bonus di

uno dei marchi è pari al 100 % del primo deposito con un tetto di 5.000 €, e il tetto dice a chi è destinata

l’offerta. La seconda è il requisito di rigioco, cioè quante volte bisogna giocare una somma prima che il bonus diventi

prelevabile; nessun tetto statutario né al bonus né al rigioco è noto, quindi il requisito viene dai termini

dell’operatore e da nessun’altra parte. La terza è la quota minima, perché una giocata sotto quella soglia di solito

non conta ai fini del rigioco.

Il terzo componente è quello che fa la differenza, e il calcolo lo mostra bene. Immagina un bonus su cui gravi un

requisito di rigioco pari a dieci volte l’importo del bonus, da liberare con puntate da 1 €: servono 10 puntate per

ogni euro di bonus, cioè 10 € di giocate per euro. Su 100 € di bonus significa 1.000 € di giocate complessive e 1.000

puntate da 1 €. A questo punto entra il margine, e qui il conto diventa serio. Con un margine di mercato attorno al

13 % — quello delle quote di esempio con cui abbiamo aperto — il costo medio atteso di quel rigioco è di circa 130 €.

Su un bonus da 100 €. Il conto non torna, ed è normale che sia così: quel 13 % è il caso largo, quello di un mercato

poco battuto o prezzato con difesa. Su un mercato con margine attorno al 5 %, lo stesso rigioco costa in media circa 50

€, e il bonus da 100 € resta un’offerta con un valore reale. La differenza fra le due situazioni non sta nel bonus:

sta nel mercato su cui si libera, ed è esattamente quello che nessuna promozione scrive. La stima vale come media su

molte giocate fatte in quelle condizioni, non come risultato di una singola giocata: chi libera il bonus vincendo due

scommesse di fila su un mercato a margine alto avrà un’esperienza diversa dalla media, e nessuno può sapere in anticipo

da che parte starà.

Un fattore che pesa su tutto questo è che la corsa alle quote alte è controproducente. La quota minima per far contare

una giocata è un vincolo verso il basso, non verso l’alto, e questo significa che giocare l’esito più improbabile per

farsi pagare il rigioco in tre puntate è una tentazione che funziona solo in teoria: servono meno puntate, ma il

rischio per puntata sale molto più della riduzione del numero di giocate. Chi vuole davvero ridurre il costo atteso

scelto un mercato a margine basso, non una quota alta.

C’è poi la parte che riguarda il tipo di giocate ammesse dai requisiti. Un bonus spendibile su tutti gli eventi in

palinsesto — come quello di uno dei dieci, che si ottiene essendo titolare di un conto di gioco, registrandosi dal

sito o dall’app ed effettuando una prima ricarica — non vincola a mercati di nicchia, ma questo dice qualcosa

sull’accesso, non sul costo di liberazione. Sono due livelli separati e conviene tenerli distinti, perché la

disponibilità di tutti gli eventi in palinsesto non riduce di un euro il rigioco richiesto.

Se il quadro vi sembra sbilanciato verso l’operatore, non è un caso costruito per voi. Nessun tetto statutario

esiste su importi e requisiti, e il motivo per cui il bonus è così redditizio per chi lo propone è esattamente il

margine: ogni puntata fatta per liberarlo lascia una parte del suo valore al mercato che la ospita. Il consiglio

pratico è di leggere i requisiti prima di depositare e di trattare il bonus come uno sconto sul volume di giocate che

avreste fatto comunque. Se non avreste fatto quelle giocate, il bonus non è un regalo: è un incentivo a farne di più.

La seconda cosa da guardare è la quota minima di giocata che conta ai fini del rigioco, se c’è, perché è lì che

molti piani saltano. La terza è la scadenza, se c’è. E la quarta è il tetto massimo di vincita collegato al bonus, dove

esiste: un tetto sulle vincite trasforma una vincita grossa in una vincita prevista.

Live e cash out: scommettere mentre il cronometro gira

Le scommesse live sono offerte da tutti i grandi operatori, e questo è il punto di partenza, non di arrivo. Se il live

esiste ovunque, la differenza non la fa la presenza ma la qualità di quello che sta intorno: la copertura, la velocità

di aggiornamento della quota, la possibilità di vedere l’evento. Su quest’ultimo punto la distanza fra i marchi è

misurabile, e va dai circa 15.000 eventi live dichiarati da un operatore con streaming gratuito di calcio, volley,

tennis e basket, fino ai marchi che non pubblicano numeri e puntano invece sulla profondità dei mercati.

Le regole di ADM sui mercati live, i ritardi e gli eventi ammessi non sono note, e non esiste da nessuna parte un

elenco dei mercati live disponibili. Questo ha una conseguenza concreta: quello che si può giocare in diretta su una

partita di Serie A lo si scopre solo aprendo la partita sull’app, nelle ore che la precedono e durante. Chi programma

una giocata live su un mercato preciso deve verificare prima che quel mercato esista sull’operatore scelto, perché

non c’è modo di saperlo in anticipo.

La funzione di chiusura anticipata merita un discorso a parte, perché è il vero spartiacque fra i profili. Il cash out

compare nell’offerta di alcuni dei dieci: c’è chi lo mette accanto a singole, multiple e sistemi, e chi lo abbina a

mercati come Multigoal e giocate su tiri in porta, rigori ed espulsioni. Il meccanismo è questo: si chiude la schedina

prima della fine dell’evento incassando una somma che l’operatore calcola sul momento. Quella somma è sempre inferiore

al valore atteso della giocata se la si lasciasse correre, perché il prezzo della chiusura include margine e

probabilità aggiornata; il vantaggio non è il valore, è la certezza. Un giocatore che chiude una multipla a tre

partite quando ne ha già vinte due sta comprando tranquillità e la paga al prezzo che il mercato chiede in quel

momento, che è il momento in cui il mercato sa che lui vuole chiudere.

Per chi fa live, la scelta dell’operatore cambia più che per chiunque altro. Un marchio con streaming e quote in tempo

reale, come uno dei dieci che punta esplicitamente su questo, offre una esperienza diversa da un marchio senza; un

marchio con cash out offre una via d’uscita che gli altri non offrono. Se il profilo è quello di chi vuole seguire la

partita e reagire, la copertura live e gli strumenti di chiusura contano più di dieci punti di payout. Se il profilo è

quello di chi prepara le giocate prima, tutto questo è rumore.

L’ultima cosa da dire sul live è che il suo costo non sta solo nella quota. Puntare durante la partita, con la quota

che si muove e il mercato che si stringe, è l’attività che produce più giocate per unità di tempo in tutto il

palinsesto, e quindi quella in cui il margine lavora di più per ogni ora passata sull’app. Chi riconosce di avere la

tendenza a puntare d’impulso troverà nei limiti di tempo e di spesa della sezione sul gioco con un tetto lo strumento

più utile di qualsiasi scelta dell’operatore.

Pronostici e metodo: cosa si può davvero controllare

Il pronostico perfetto non esiste, e chi ve lo vende sta vendendo un prodotto, non una previsione. Però c’è una

differenza fra chi punta e chi gioca, e sta in cosa si controlla. Un giocatore controlla il prezzo che accetta, la

dimensione della puntata, il numero di giocate e il momento in cui si ferma. Non controlla il risultato. Tutta la

metodologia seria sta in quella prima lista.

Il primo elemento è il prezzo. Su un mercato 1X2 costruito sulle quote di esempio di questa pagina il margine è attorno

al 13 %, mentre su un mercato difeso da chi lo prezza bene sta intorno al 5 %: su una giocata da 20 € la differenza è

di circa 1,60 € di costo implicito, che sembra poco finché non si moltiplica per il numero di giocate di una stagione.

Su Serie A e Serie B, con 38 giornate per squadra e decine di partite a giornata, il numero di giocate possibili è

alto abbastanza perché il prezzo conti più della previsione. Il consiglio pratico che ne segue è di scegliere prima il

mercato e poi la partita, non il contrario: i mercati principali di una partita molto seguita hanno margini più

stretti dei mercati esotici della stessa partita, semplicemente perché sono più battuti.

Il secondo elemento è la scelta dei mercati che premiano l’analisi rispetto al pronostico. Un 1X2 richiede di

indovinare un risultato, e la componente di sfortuna è enorme. I mercati su tiri in porta, cartellini o numero di

goal misurano proprietà della partita che si possono studiare — quante volte una squadra tira, quanto fallosa è in

trasferta, come si comporta quando insegna nel punteggio — e hanno una varianza diversa. Il capocannoniere della

stagione 2025/26 è stato Lautaro Martínez con 17 gol: un dato basso, che mostra quanto poco si possa prevedere questo

tipo di mercato dall’esterno e quanto conti invece la componente di infortuni e di scelte dell’allenatore. Chi

scommette su un singolo giocatore sta comprando una scommessa su una persona, non su una squadra.

Il terzo elemento è la struttura dell’offerta. Chi vuole distribuire il rischio sulla giornata può usare le multiple

e i sistemi, ma va detto con chiarezza che la multipla non riduce il margine: moltiplica le quote e moltiplica la

probabilità composta, lasciando intatta la parte di costo per ogni partita inclusa. Una multipla a quota complessiva

alta è più divertente e più rara, non più conveniente. La funzione dei sistemi è un’altra: coprire più combinazioni

della stessa selezione, il che è un modo di gestire il rischio e non un modo di abbassare il costo medio.

Il quarto elemento è la disciplina del budget, e qui non c’è molto da inventare. Chi punta per hobby e chi punta per

costruire qualcosa hanno lo stesso problema: il numero di giocate. Il modo per tenere il margine sotto controllo è

decidere in anticipo quanto si gioca, con le stesse cifre di limite che l’operatore mette a disposizione e che

conviene impostare prima del primo deposito, non dopo. Il resto — il pronostico della domenica — vale quanto vale, e

chi lo sa in anticipo è già avvantaggiato rispetto a chi non lo sa.

Domande frequenti sulle scommesse sportive in Serie A e Serie B

Su quali eventi si può scommettere presso un bookmaker con concessione ADM?

Solo su eventi compresi nel palinsesto, cioè nel programma di eventi e tipologie di giocata preparato dal

concessionario e approvato dall’autorità; ADM aggiunge gli eventi uno alla volta, non a blocchi. Il quadro è l’art. 2,

lett. s) del D.Lgs. 41/2024 per la definizione e, per i giochi ammessi, l’art. 6, comma 1.

Come si verifica che un bookmaker abbia la concessione ADM?

Si controlla l’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato da ADM e si incrocia il numero con

quello che l’operatore scrive nei propri termini. L’elenco non ha una colonna per i giochi: dimostra che il sito è

autorizzato, non che raccolga scommesse sportive. Lo si verifica sul sito o sull’app del marchio.

Come si calcola la vincita di una scommessa dalla puntata e dalla quota?

La vincita è la puntata moltiplicata per la quota: 10 € a quota 2,10 restituiscono 21 €, di cui 11 € di profitto netto.

Su una multipla le quote delle singole selezioni si moltiplicano fra loro e danno una quota unica, che si applica alla

puntata.

Come si vede dalle quote il margine che trattiene un bookmaker?

Si sommano gli inversi di tutte le quote dello stesso mercato e si divide 1 per quella somma, ottenendo il payout; il

margine è 100 % meno quel valore. Su 2,10, 3,40 e 3,60 la somma è 1,1488, il payout è di circa l’87 % e il margine

attorno al 13 %.

Le vincite delle scommesse sportive sono tassate in Italia?

Presso un concessionario ADM il prelievo è a carico dell’operatore, e le vincite riportate come tassate alla fonte non

vanno dichiarate: è una posizione riportata dalla stampa e conviene consultare un commercialista. Per i siti esteri

l’Agenzia delle Entrate le considera redditi diversi.

Quali limiti di deposito si impostano su un bookmaker con concessione ADM?

Il giocatore sceglie un limite settimanale o mensile in registrazione: una riduzione ha effetto immediato, un aumento

richiede sette giorni di attesa. Il tetto massimo che ADM fissa nel bando di gara è un dato che non emerge, quindi il

numero è quello che si sceglie.

Contenuto creato dal team «scommessericarica»